Ieri sera, in un breve messaggio, ho avuto notizia che la coniglietta (che vive con i miei familiari nel nord italia), sta cominciando la muta primaverile. Sostituisce il suo candido manto invernale con un più fresco (sempre candido) manto primaverile.
Loro, gli amici non umani, vivono con pienezza e assoluta innocenza, ogni processo legato al ciclo delle stagioni. Nella loro mente semplice il tempo, la cronologia, il processo si incardinano senza alcuno scarto, senza alcun sgomento. A volte anche loro sono inquieti, ma basta poco, magari un ritaglio di sole sul pavimento, per star lì, a godere una felicità a noi del tutto preclusa.
23 febbraio 2012 alle 14:58 |
Caro Diego,
fortunatamente anche a noi umani bastano semplici accadimenti a regalarci un po’ di felicità. Un gesto d’amore, uno sguardo, un panorama …il ritorno di un amico dopo una breve malattia.
E, non si stupisca, talvolta ci capita addirittura di cambiare il nostro manto in uno più candido.
W.
23 febbraio 2012 alle 15:49 |
in effetti, caro prof. w., il fatto che possiamo intuire certe sensazioni nei nostri amici animali, è probabilmente la prova che anche noi umani, in qualche modo, ne siamo attraversati
però è evidente che in noi, almeno sullo sfondo, una certa consapevolezza della provvisorietà d’ogni momento felice, persiste
il classico bicchiere da veder mezzo pieno o mezzo vuoto secondo gli umori della giornata
per il manto candido, con tutto il rispetto per la mia barbaccia che ogni anno trasmigra dal nero al bianco sempre di più, sono assolutamente convinto che il manto di molte creature sia più bello, e non di poco, delle nostre pelurie mal distribuite (del resto il grande desmond morris ci definisce, non a torto, «la scimmia nuda»)
nondimeno, però, l’esortazione a saper godere dei piccoli grandi piaceri dell’esistere è saggia e condivisibile senz’altro
23 febbraio 2012 alle 18:50 |
Bellissima questa coniglietta, caro Diego, e maledetti gli umani che torturano ogni giorno i suoi simili per i test sui cosmetici.
La tua riflessione mi ha ricordato Leopardi e il suo “Canto notturno d’un pastore errante dell’Asia”:
O greggia mia che posi, oh te beata,
che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d’affanno
quasi libera vai;
ch’ogni stento, ogni danno,
ogni estremo timor subito scordi;
ma piú perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,
tu se’ queta e contenta;
e gran parte dell’anno
senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,
e un fastidio m’ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
sí che, sedendo, piú che mai son lunge
da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
e non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
se tu parlar sapessi, io chiederei:
- Dimmi: perché giacendo
a bell’agio, ozioso,
s’appaga ogni animale;
me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale? -
23 febbraio 2012 alle 19:19 |
sulla questione della sperimentazione ovviamente condivido l’orrore e l’indignazione
caro alberto, certamente con ben altra e incommensurabile altezza letteraria, il pensiero del grande leopardi è proprio affine a quel che ho inteso raccontare
anche se immagino che la tua filosofia, così intessuta di un senso spinoziano, cerchi superare, oltrepassare il pessimismo leopardiano in una visione più affine al pensiero greco e anche nietzschiano, almeno per quel che colgo io
23 febbraio 2012 alle 19:21 |
per gli amici specifico: la foto è originale, non viene dal web, è proprio lei la coniglietta di cui si discorre
23 febbraio 2012 alle 21:09 |
Uhm…sabato scorso ho iniziato a potare le rose, che è una cosa che mi piglia come un groppo allo stomaco ogni anno. Lo faccio in concomitanza con la ripresa vegetativa. E avevo a farmi compagnia in giardino i miei gattini che amoreggiavano belli belli.
Femmine giardinicole e gatti dunque, si uniscono con la coniglietta a celebrare l’approssimarsi della primavera!
24 febbraio 2012 alle 09:03 |
cara sara, in effetti anche il mondo vegetale partecipa e manifesta con vigore il ciclo delle stagioni
24 febbraio 2012 alle 15:55 |
La piccola è meravigliosa! Dolcissima. E mi pare che ti guardi Diego..:)
Oggi quando ho aperto la finestra della terrazza la mia Lilina si è precipitata fuori al sole, si è stesa e ha tirato un sospiro di sollievo! Non vedo l’ora di cominciare la potatura (domenica, ché non ho tempo) per lasciarcela un po’ (quando io reintro lei reintra, non so perché). Mi ha fatto una tenerezza immensa.
Ma io, si sa, amo gli animali, il sole e le piante quasi più degli umani…
24 febbraio 2012 alle 16:34 |
purtroppo non mi guarda spesso, perchè vive presso i miei familiari nel nord italia, io la vedo quando vengono a trovarmi
un saluto a questa ormai celebre (almeno per me) lilina!
25 febbraio 2012 alle 18:42 |
Ma è davvero bellissima, così bianca e per niente paurosa.
La signora Lili mi ha detto di ringraziarti, oggi è stata a lungo nel parco ed è molto contenta (qui faceva un caldo incredibile).
26 febbraio 2012 alle 16:20 |
Una conigliuzza adorabile.
Come vedi, anch’io ho fatto la mia muta ;)
Trovo che quella stessa loro felicità, potenziata dalla consapevolezza, appartenga anche a noi e possa avere una sua costanza a dispetto degli alti e bassi.
Ma, comunque, resto invidiosa (in modo sano) della tua semplicità e chiarezza di pensiero e di scrittura.
26 febbraio 2012 alle 19:32 |
quel che è certo, cara denise, è che anche loro provano sentimenti e sensazioni (non solo quelli piacevoli, anche la paura e il dolore), ma quando sono felici, sono completamente immersi nella loro semplice ma potente felicità
sopravvaluti il mio pensiero e la mia scrittura, ma ti ringrazio lo stesso
27 febbraio 2012 alle 12:54 |
- Dimmi: perché giacendo
a bell’agio, ozioso,
s’appaga ogni animale;
me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale? -
Caro Prof. Biuso mi consenta di scherzare un po’ sull’argomento.
Il paragone non è tra l’uomo e l’animale ma tra Leopardi e l’animale. Converrà che – a voler esser pessimisti – non è proprio la stessa cosa.
Grazie comunque per aver rammentato la splendida poesia del grande Giacomo.