Qualunque animale, afferrata la preda, non la mollerà mai.
La difesa di un privilegio è sempre profonda ed istintiva, ha le sue radici nell’istinto più antico, milioni di anni più antico di ogni ragionevole richiamo alla civile discussione.
Qualunque animale, afferrata la preda, non la mollerà mai.
La difesa di un privilegio è sempre profonda ed istintiva, ha le sue radici nell’istinto più antico, milioni di anni più antico di ogni ragionevole richiamo alla civile discussione.
24 gennaio 2012 alle 10:13 |
Esatto! Chi sa quando elimineranno anche gli ordini professionali..
E ora ci si mettono anche gli avvocati a scioperare, tanto guadagnano poco! Ci mancano i notai.:)
24 gennaio 2012 alle 11:00 |
carissima e., sicuramente esiste un problema di corporazioni, specie in italia
in effetti, però, a me piace soffermarmi, da filosofo e antropologo molto dilettante quale sono, sulla natura «profonda» di ogni attaccamento ad un privilegio, grande o piccolo che sia
ritengo che dietro una razionale seppur egoistica difesa dei propri interessi particolari vi siano istinti primordiali, vi sia lo stesso attaccamento che ha il rapace verso la preda, lo stesso senso di disperata ed ineluttabile lotta per la vita
non sono mai sentimenti ragionati, la spinta è troppo profonda
24 gennaio 2012 alle 15:46 |
Allora anche il razzismo è un sentimento primordiale e naturalissimo di difesa della propria identità.
Il punto è che, se andassimo secondo natura, tutte le conquiste umane non esisterebbero: quelle etiche e morali! Infatti i lattanti e i bambini piccoli non hanno etica né morale. Come dice il Buddha, il buddhismo è non ritornare all’infanzia.
24 gennaio 2012 alle 16:04 |
Giustissima precisazione;
infatti, cara E., il richiamo a quella che è la natura umana primordiale è un invito a comprendere la potenza delle pulsioni che trasudano dal corpo sociale, ma non ad assecondarle senza il filtro della civiltà; è «natura umana» anche la civiltà (vedi ad esempio gli scritti di Arnold Gehlen)
purtroppo non conosco il pensiero del Buddha, ma penso ad esempio alla forza del pensiero greco classico, per la capacità di prendere atto della terribile forza degli istinti umani, imbrigliandoli in una saggezza più alta, più consapevole, più socratica, più razionale;
insomma, carissima E.; capire per superare, oltrepassare gli umani limiti, questa cosa è appunto la civiltà
24 gennaio 2012 alle 23:02 |
Però noi filosofi un ordine professionale potremmo anche farlo, eh?!
25 gennaio 2012 alle 07:39 |
cara Sara, mi pare esista qualche iniziativa (o quantomeno qualche dibattito al riguardo) inerente la figura del consulente filosofico, ma in generale il bello dei filosofi è che sono al di sopra (o al di sotto, chissà), di certe questioni
25 gennaio 2012 alle 00:05 |
Ed infatti, cara Orientalia, Maurizio Bettini ha appena pubblicato un bel saggio dal titolo Contro le radici ( Il Mulino, collana voci) in cui spiega quanto sia pericolosa l’invenzione delle “origini” da cui scaturiscono il concetto di “identità” e quindi il razzismo.
25 gennaio 2012 alle 07:37 |
caro prof. W., spero si possa leggere presto nella città invisibile una recensione redatta dalla sua acuta ed elegante penna
25 gennaio 2012 alle 10:59 |
Scusa la fretta prof. Woland, il tema è ben studiato in tutto il mondo sia dagli orientalisti, sia dagli africanisti e dagli studiosi del colonialismo, sia dagli storici del nazismo, sia dagli storici “puri”, generici, sia dai linguisti. Hanno cominciato gli orientalisti circa 75 anni fa con il mito della pura razza ariana – che sarebbe collegata niente di meno ai tibetani! E appunto il tema si studia da ben 75 anni, anche dagli archeologi (e archeolinguisti per le connessioni con alcune lingue sconosciute). E non dimentiamo i genetisti come Cavalli-Sforza e i neuro-linguisti!
Gli studi sono innumerevoli a ogni livello dai dilettanti a quelli più documentali, mi stupisce una nuova pubblicazione. Appena ho tempo andrò in libreria a vedere se Bettini ha detto qualcosa di nuovo perché questo tema è come il Leopardi, è stato sviscerato sotto ogni aspetto e in ogni lingua, anche le lingue locali africane e asiatiche! Ma non si sa mai. Ma chi è Bettini, che fa nella vita? (scusa l’ignoranza e la mancanza di tempo per la ricerca)
25 gennaio 2012 alle 11:12 |
io penso, cara e., che potrebbe anche essere un buon testo divulgativo, nel senso che potrebbe essere poco utile a studiosi del tuo livello (che attingono alle fonti e conoscono seriamente il tema), mentre potrebbe esser utile per persone colte come il prof. w. che è però studioso e docente in discipline molto diverse, e per volenterosi dilettanti della cultura come il tuo amico diego
quindi il testo potrebbe essere giudicabile secondo due prospettive diverse
25 gennaio 2012 alle 16:30 |
senz’altro, ma ci sono anche migliaia di testi divulgativi sul tema. valgano tutti quelli di Léon Poliakov (russo naturalizzato francese) tradotti anche in italiano, per es uno di questi è Il mito ariano: storia del razzismo e delle idee nazionaliste in europa. E’ serio ma divulgativo, da storico “generico”. C’è tradotto in inglese francese e italiano non so il titolo esatto ma è stato pubblicato in italiano alla fine degli anni Novanta.
Insomma, dubito che abbiano scritto qualcosa di nuovo (o migliore). Forse da un’altra prospettiva, chi sa…
Ma ripeto, è stato scritto tutto in tutte le lingue e a ogni livello, a mio parere (modesto e certo non onnicomprensivo, ma il mito delle origini ecc. l’ho studiato a fondo, almeno quello legato ai popoli tibetani, al tibetano e al sanscrito).
25 gennaio 2012 alle 23:27 |
Cara Orientalia, la cosa più rapida è riportare le prime due righe di Wikipedia. Chi è interessato può leggere per intero la voce.
Maurizio Bettini, classicista e scrittore, insegna Filologia Classica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena, dove ha fondato il Centro «Antropologia e Mondo antico». Dal 1992 tiene regolarmente seminari presso il Department of Classics dell’Università della California (Berkeley). Cura la serie «Mythologica» presso Giulio Einaudi Editore e collabora con la pagina culturale de la Repubblica.
A presto.
26 gennaio 2012 alle 14:35 |
Grazie prof. Woland! Un classicista quindi, per questo dubito ancora di più che conosca gli studi fatti prima di lui in altre discipline. D’altronde, più uno si specializza in una disciplina più mette da parte le altre (per questioni principalmente di tempo). E in Italia si usa poco l’interdisciplinarietà (mai visto un corso universitario “doppio”, per esempio).
Comunque come classicisti gli italiani sono imbattibili e spesso imbattuti, specie neglI States dove non hanno tradizione di studi classici.
Ora sono davvero incuriosita, andrò a vedere il libro in libreria! Grazie ancora della segnalazione Diego.
26 gennaio 2012 alle 15:39 |
vado di corsa, cari amici,
qui è possibile vedere il bettini in video a sarzana settembre scorso, evento n. 10
io sono seduto in terza fila…
31 gennaio 2012 alle 10:58 |
Cara Orientalia,
“Un classicista quindi, per questo dubito ancora di più che conosca gli studi fatti prima di lui in altre discipline”.
Come mai questo pessimismo?
Avendo un figliolo classicista (grecista per la precisione), ed essendo io stesso un classicista dilettante desidero osservare che, per quanto mi consta, i filologi sono tra tutti gli studiosi i più interdisciplinari.