Per quanto possa essere progredita, l’Europa non ha ancora raggiunto nelle questioni religiose la liberale ingenuità degli antichi brahmani, segno questo che in India, quattro millenni or sono, si pensava di più e si soleva tramandare il piacere del pensare più di quanto non accada oggi in mezzo a noi.
(F. Nietzsche, Aurora, pag. 68, Adelphi 1980)
Io conosco superficialmente il grande filosofo con i baffi, ed ancor meno l’immensa storia culturale dell’Oriente. Ma quel riferimento alla «liberale ingenuità» di quegli uomini così diversi da noi nell’approccio all’esperienza del vivere, esercita un irresistibile fascino. E, si badi bene, non è un fascino dell’esotico, un fascino fasullo da viaggio organizzato, non è facile illusione da figlio dei fiori invecchiato male. Proprio un ragionare profondo, autentico, anche rigoroso, ci porta a pensare che una prospettiva diversa, un pensiero diverso, crea uomini più completi. Nietzsche aveva la grandezza di capire che bisogna sempre osservare da altrove.
1 settembre 2011 alle 17:00 |
sai, penso che il mondo occidentale abbia già avuto le risposte a tutte le domande possibili per un presente migliore, migliaia di libri le contengono e sono state lette e studiate mille volte.
il potere costituito le ha semplicemente e criminosamente ignorate.
e continua, con estrema arroganza, a farlo.
1 settembre 2011 alle 17:23 |
la questione è complessa, caro papibul
a volte, cose scritte a fin di bene, sono state poi utilizzate per ottenere l’esatto contrario
come dire, le risposte che dà la filosofia, vanno poi tradotte nel reale con raziocinio, per evitare vere e proprie eterogenesi dei fini
vedi appunto nietzsche, un filosofo da taluni del tutto travisato
1 settembre 2011 alle 18:39 |
hai ragione. in effetti averle travisate è addirittura peggio che averle ignorate.
2 settembre 2011 alle 11:23 |
Concordo con te ,caro Diego.
Prendendo spunto dalle tue riflessioni vorrei ricordare, soprattutto a me stessa, l’ultima parte dell’opera in cui Nietzsche paragona gli ingegni superiori agli uccelli che spiccano il volo, che più si innalzano, tanto più piccoli sembrano a coloro che non sanno volare.
” Tanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare……… Questo nostro sapere e questa nostra fiducia spiccano il volo con essi e si librano in alto, salgono a picco sul nostro capo e oltre la sua impotenza………. Un giorno si dirà forse di noi che,volgendo la prua a occidente, speravamo di raggiungere l’ India, ma che fu il nostro destino a naufragare nell’infinito?”
Annamaria
2 settembre 2011 alle 11:47 |
grazie del suggerimento, cara annamaria
purtroppo all’ultima parte dell’opera non sono ancora giunto, causa la dura vita del grafico settembrino, ma senz’altro «devo» arrivarci
2 settembre 2011 alle 11:54 |
OT: non sai quanto mi dà fastidio che l’Adelphi scriva sempre “brahmani”: o sono brahmana, traslitterazione dal sanscrito senza accenti, o sono bramini, che è la parola italiana. Un vezzo simil- colto di cui ho discusso più volte con loro.
2 settembre 2011 alle 12:10 |
purtroppo son pochi in italia i competenti che possono giudicare queste imprecisioni, ma a quanto ho capito secondo te è un vezzo simil-colto, il che è in effetti più antipatico di un errore
l’edizione è del 1980, l’ho comprato per due euro alla libreria «libraccio» di chiavari
non lo correggo nel post, così che si possa comprendere la tua preziosa annotazione, cara boh
2 settembre 2011 alle 12:52 |
Lo fanno tuttora e il redattore della collana, eccellente tra l’altro (lui, intendo), fa quello che è d’uso all’Adelphi, e che nel caso specifico ha deciso il redattore capo della collana orientale: che sa benissimo il sanscrito e ha concordato con me. Però dice che ora fanno così e allora continuano, è un “errore colto”, si può dire, per eccesso di zelo iniziale.