nostalgia dell’autentico, a tutto campo

La rivista che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione!
(dalla testata de “La Settimana Enigmistica”)

Lo scandalo che provocò la reazione di Lutero, la questione decisiva perchè questo sconosciuto monaco provocasse l’incendio della Riforma, fu la faccenda delle indulgenze, o meglio della loro vendita e rivendita. Nel 1514 il papa Leone X, di fronte alla necessità di far cassa per ricostruire la Basilica di San Pietro, concesse l’indulgenza plenaria a ogni fedele che avesse fatto un’offerta. All’epoca non c’era il gratta e vinci, inoltre i più avevano una certa paura delle fiamme infernali. Insomma fu un successo. Però quell’oscuro monaco, quando vide i fedeli che, invece che pentirsi, mostravano il documento dell’indulgenza appena comprata, si arrabbiò tanto, tanto da scrivere le sue famose 99 tesi che, secondo la tradizione, affisse sulla porta della chiesa di Wittemberg. Correva l’anno 1517. Questi fatti sono ovviamente noti, ma mi piace soffermarmi un attimo sulla questione di fondo: l’autenticità, la ricerca dell’essenza “vera” di un’idea, di una prospettiva, di una morale, di una speranza. Lutero, è noto, voleva il ritorno all’autenticità del Vangelo. Quasi tutte le rivoluzioni, le rotture, i gesti emblematici che attraversano la storia, sono compiuti in nome dell’autenticità, della verità che vuol scrollarsi di dosso il mantello delle bugie e dei compromessi del momento. Nelle più belle idee rivoluzionarie, c’è sempre la voglia di restituire autenticità, di togliere catene che imprigionano l’autentico, magari una vita vera, per esempio.
In fondo il concetto di vero, d’autentico, è così radicato in noi che anche nella banale (ma molto astuta) pubblicità commerciale è molto usato. Il “vero” cioccolato svizzero, il “vero” caffè della rinomata e antica ditta. Perfino nella vendita d’un prodotto profondamente voluttuario ed evasivo come una vacanza, c’è sottintesa la restituzione d’un autentico noi stessi, d’un ritrovarsi autentici e rigenerati in spazi lontani e orizzonti più ampi. Il motore d’ogni desiderio, sia esso di quiete, di cibo o di giustizia, è in fondo una sorta di nostalgia, nostalgia d’un vero, d’un autentico che vogliamo ci sia restituito. Lutero voleva la vera fede, noi forse ci accontentiamo del vero lardo di Colonnata.

2 Risposte a “nostalgia dell’autentico, a tutto campo”

  1. Enrica Garzilli Dice:

    il “vero” libro di storia, quello che contiene la verità!

  2. diegod56 Dice:

    si cara enrica (qui posso scrivere enrica e non “boh” perchè c’è scritto, anche se a “boh” ci sono affezionato) il “vero” è proprio un aggettivo usato molto, direi brandito come un’arma, insidioso come una trappola, falso come ogni “vero” esagerato

    poi, sulla storia, leggendo le tue interessanti considerazioni, apprendo che gli studiosi hanno verità spesso parziali, inevitabilmente di parte, anche quando si documentano con serietà (anzi dato che tu sei una studiosa d’alto livello su periodo fascista, immagino siano enormi i problemi per essere “oggettivi” nel raccontare)

    per inciso, ho anch’io un piccolo problema di “vero” blog, perchè questo qui era inizialmente un deposito di passaggio per le cose da mandare al mio amico di http://www.peve.it, però in effetti wordpress funziona molto meglio, anche nella versione umilmente free, sicchè ha finito per diventare un “vero” blog

    grazie del passaggio, cara boh

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